Progetto Rwanda

Ruanda-Mappa

Museke inizia la propria attività in Rwanda nel 1983 dove costruisce un monastero di clausura per le Clarisse, inaugurato l’11 agosto 1985, a Kamonyi. Nel 1988, su richiesta del vescovo di Kigali, sorge a Rilima un Centro composto da: una casa di accoglienza per orfani totali e portatori di handicap; un ospedale ortopedico con due sale operatorie, gestite a turno da personale inviato dall’Italia; un laboratorio di radiologia e d’analisi; un centro per la produzione di protesi per i disabili fisici e un’invidiabile palestra per la riabilitazione degli stessi.

Nel 1994 in Rwanda scoppia la guerra civile e per Museke inizia un'odissea

Il finale però è a lieto fine: i volontari di Museke, grazie all'intervento del Governo Italiano e delle forze militari internazionali, riescono a sfuggire ad una probabile strage e a salvare i 41 orfani presenti nel centro rwandese.

Per poter descrivere nel modo migliore cosa avvene tra il 10 e il 13 Aprile a Rilima, lasciamo la parola a Cesarina Alghisi

Anche in Rwanda si avvertiva chiaramente il fermento e continue aggressioni avvenivano nel villaggio fino alla sera del 6 aprile con l’abbattimento dell’aereo presidenziale e con l’inizio della vera, cruenta guerra fratricida. Sono stata veramente testimone impotente di gravissimi massacri alle porte del nostro Centro, con il terrore che entrassero con la loro cieca violenza, per continuare i loro misfatti sui 41 bimbi presenti al Centro oltre che sui 33 handicappati e su tutto il personale sia locale che italiano. Fortunatamente, sommersa da tanta paura per la vita di tutti, avevo il conforto assiduo per telefono, che miracolosamente continuava a funzionare, con la nostra presidente Enrica Lombardi che si era mossa giorno e notte cercando una via d’uscita per noi e per i bambini. Abbiamo passato giorni e notti interminabili altalenando tra speranza e delusione fino a martedì 12. In questo periodo avevamo nascosto il personale a rischio in una camera oscura: l’unico conforto è stato per loro e per noi la preghiera anche perchè contemporaneamente avevamo saputo che le parrocchie di Castenedolo, Concesio e Leno stavano facendo l’adorazione notturna per noi. L’amarezza di dover partire senza i bambini è indescrivibile; la mia ribellione con i militari, in quel momento, non è valsa a nulla. Ma le mie implorazioni, probabilmente, li hanno fatti ritornare il giorno dopo a prendere tutti i nostri bambini, il personale, gli handicappati e le suore Carmelitane. Non potrò mai dimenticare il senso di liberazione, di gratitudine e di gioia provati la notte di mercoledì 13, quando una telefonata mi ha informato che i nostri bambini erano salvi a Nairobi. Ora sono tutti qui a Castenedolo e godono di ottima salute. Mi dedico con gioia a loro ininterrottamente aiutata da un ottimo gruppo di volontari, nella speranza di un avvenire “azzurro” per tutti loro.

Cesarina Alghisi